Archivio

L’archivio fotografico di Marcello Geppetti è conservato completamente integro, almeno a partire dal 1959, ovvero dall’anno in cui il fotografo inizia a lavorare come freelance. La varietà dei soggetti e degli avvenimenti raccontati dai suoi scatti ci permette di affermare che l’archivio Geppetti racconta la storia del nostro Paese, con un particolare focus sulla città di Roma, a partire dalla fine degli anni Cinquanta fino agli anni Novanta. Risulta dispersa, perché nel tempo ceduta da Geppetti a suoi amici e colleghi, una parte dell’archivio di foto dedicate allo sport.

Sin dall’inizio della sua attività da fotografo indipendente, Geppetti ha sviluppato ed applicato un metodo di organizzazione e archiviazione dei negativi. Essi sono giunti sino ad oggi all’interno di bustine di carta Kraft, con annotazioni battute a macchina o scritte a mano dal fotografo che accennano al contenuto dei servizi. Da questo suo sistema di organizzazione dei materiali si evince una logica molto diversa da quella contemporanea: nel nostro lavoro quotidiano di acquisizione e scansione dei negativi emergono talvolta scatti di grande interesse contenutistico ed esecutivo, di cui tuttavia Geppetti non aveva tenuto traccia in passato.

Più complesso è il lavoro sulle diapositive, conservate all’interno di scatole con annotazioni più sintetiche o talvolta assenti. E’ a partire dagli anni Ottanta, a seguito di un cambiamento di richieste da parte di giornali e riviste, che Geppetti passa ad utilizzare sempre di più il colore, senza però mettere mai completamente da parte il bianco e nero.

In generale, le tipologie di pellicole che si ritrovano nell’archivio seguono quelle che furono negli anni le richieste dei giornali: parliamo delle 35 mm bianco e nero, del medio formato (6×6) e della diapositiva. In archivio è anche presente un ridotto numero di negativi 6×12.

Nel corso degli anni, lo stesso Marcello Geppetti estrasse degli scatti considerati più validi a livello commerciale. E’ così che prese forma un embrionale sistema di archiviazione, organizzato con delle lettere o delle parole chiave: M (monografiche); Estratti; Scatola rossa. Fu poco prima della sua scomparsa improvvisa, in occasione dell’importante mostra alla Miller Gallery di New York, che Geppetti iniziò a selezionare alcuni dei suoi scatti in base ad un criterio più artistico che commerciale. In questo momento prende dunque avvio una seconda fase di strutturazione e articolazione dell’archivio, continuata dopo la morte del fotografo dai suoi eredi e dallo staff della dolceVita GALLERY.

La morte improvvisa del fotografo ha fatto sì che esista in circolazione solo un numero molto esiguo di stampe vintage – realizzate direttamente da lui – rispetto a quanto accade per altri fotografi suoi contemporanei.

Ad oggi sono state scansionate circa 60.000 foto dell’archivio, ed è ancora impossibile definire il numero complessivo degli scatti, che però approssimiamo a circa un milione.

Nell’ottica di valorizzare e diffondere sempre più la conoscenza dell’archivio fotografico e dei suoi preziosi contenuti, in questi ultimi anni stiamo creando una rete di relazioni fra i fotografi che operarono insieme o parallelamente a Geppetti, accogliendo negli spazi della Galleria gli archivi di altri suoi contemporanei.