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<<Dunque dove eravamo rimasti…>>

Con queste parole Enzo Tortora iniziò il suo discorso di saluto tornando sugli schermi Rai della trasmissione televisiva Portobello il 20 febbraio dell’87, mettendo la parola fine ad una lunga e dolorosa vicenda giudiziaria.

 In questi giorni, tra più di una polemica, sta andando in onda la riedizione del programma. Cercando nel nostro archivio abbiamo trovato una serie di foto che ripercorrono la vita di Tortora e il suo discusso caso.  Una tra tutte, forse la più significativa, quella di Vittorio La Verde che riprende, il conduttore al momento del trasferimento a Regina Coeli dopo l’arresto.

Quella di Tortora è una delle pagine più controverse della giustizia italiana, fatta di errori, false accuse di pentiti e una pubblica gogna che lo hanno reso, negli anni, il simbolo dell’errore giudiziario. L’inchiesta divise inoltre il Paese tra innocentisti e colpevolisti ed alimentò il dibattito sul ”pentitismo” e la responsabilità civile dei magistrati.

 Il caso Tortora ebbe inizio venerdì 17 giugno del 1983. Il conduttore  stava dormendo in una stanza dell’Hotel Plaza di Roma, dove soggiornava in vista della firma per la nuova stagione di Portobello. La trasmissione all’epoca poteva vantare ascolti record ed entrava nelle case di quasi 28 milioni di italiani. Alle 4 del mattino Tortora venne svegliato dai Carabinieri di Roma per essere trasferito nel carcere di Regina Coeli. Il trasferimento avvenne però solo in tarda mattinata per dare modo – secondo i difensori – a fotografi e operatori, di riprendere Tortora con le manette ai polsi. Capi di accusa: traffico di cocaina e associazione a delinquere di stampo mafioso. Dovettero passare quattro anni e tre processi per dimostrare la sua innocenza, trascorsi tra il carcere, gli arresti domiciliari e la consapevolezza che nulla sarebbe tornato come prima. Le accuse si basavano sulle dichiarazioni di due pentiti. Ad inchiodare Tortora il suo nome scritto su un’agendina (che poi si rivelò sbagliato) e una serie di racconti infondati di altri 17 testimoni. Durante gli anni della sua vicenda venne eletto europarlamentare tra le fila dei radicali e dopo presidente del Partito. Per la sua completa assoluzione bisognerà aspettare il 13 giugno del 1987 quando la Cassazione confermerà la sentenza della Corte di Appello di Napoli.

Enzo Tortora morirà di cancro un anno dopo, il 18 maggio dell’1988.

 

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