DVG Stories

Si può nascere con una gran voce e restare un’anonima ragazzina del Cremonese, che si diletta a cantare nelle balere il fine settimana. Oppure si può prendere quella voce e trasformarla in uno strumento formidabile, in grado di far fermare il mondo, almeno per il tempo di una canzone.

É quello che ha fatto Mina Maria Mazzini, in arte Mina, sguardo da tigre e carisma da vendere, nata a Busto Arsizio il 25 marzo 1940. Ragazza prodigio che inizia a macinare palchi per cantare l’amore: spensierato, tradito, finito. Con un’intensità unica, che arriva oltreoceano con Frank Sinistra che la reclama e lei che dice “No, non ci vengo, ho paura dell’aereo”.

Prima ragazzina, poi donna, unica e riconoscibile a dispetto delle continue trasformazioni di look. Capelli biondi, castani, infine rossi; cortissimi, lunghi, legati. Ma sempre Mina: camaleontica, diva, carismatica. Impossibile non innamorarsene: così fanno gli uomini, ma lei giura amore eterno solo alla musica, anche quella sera del 1978, quando sale per l’ultima volta su un palco, lo stesso degli inizi, quello della “Bussola” in Versilia. In mezzo ci sono state “Le mille bolle blu” e “Se telefonando” e “Insieme” e “Parole parole parole” e gli anni di “Studio Uno” e lo storico duetto con Lucio Battisti, ruggente sulle note di “Eppur mi son scordato di te”. 

Quella sera del ’78 canta, si concede completamente per il tempo dello spettacolo, poi via, senza bis, senza più ripensamenti. Unica anche nell’uscita di scena, bravissima a sparire nell’epoca dell’eterno “vado o non vado”, forte abbastanza da tenere fede alla sua promessa per quarant’anni. La voce no, quella non poteva metterla a tacere, e risuona ancora oggi, nei duetti di successo con Adriano Celentano e nel nuovo album “Maeba”. La voce, quella no, non poteva proprio negarcela.

Share:

Tags: dolce vita, mina