DVG Stories

Aperta dal 28 febbraio in That’s Hall, San Lorenzo, la mostra “Non desideriamo tutto ma desideriamo tutti” di fotografie di Marcello Geppetti ripercorre quasi due decenni di storia italiana, dal 1963 alla fine degli anni Settanta. Sono anni di ribellione questi, di forza, di cambiamenti e svolte storiche; anni in cui l’Occidente vede barcollare i valori dell’immediato dopoguerra sotto i colpi di una nuova generazione numerosa e per la prima volta nella storia non decimata da una guerra. Fame e povertà si ritraggono e altri bisogni emergono, una nuova visione del mondo chiede di uscire dai vincoli della famiglia patriarcale, della politica, della chiesa e di una legislazione inadatta al nuovo mondo. Tutto è in discussione e tutto sembra possibile. Persino in un’Italia al centro degli equilibri della guerra fredda.

Anni in cui finalmente tutti cominciano a desiderare, se non tutto, almeno qualcosa.

Il viaggio parte dal 1962 mentre sfuma gradualmente l’entusiasmo legato agli anni della Dolce Vita e si accendono i tumulti nei cuori dei più giovani.

Le visite dei presidenti degli Stati Uniti in Italia vengono accolte con entusiasmo: già nel 1963 J.F. Kennedy viene circondato dalla folla a Napoli; nel 1967 Robert Kennedy a passeggio fra le strade del centro di Roma conversa a tu per tu con dei giovani; nel 1969 Nixon è osannato e portato in spalla dai cittadini romani.

Il cinema e la musica sono sempre grandi protagonisti e interpreti di queste vicende e mutamenti sociali e culturali, e gli scatti di Marcello Geppetti ne sanno raccontare molti aspetti. Sono Jimi Hendrix, i Beatles, i Rolling StonesAndy Warhol e i Velvet Underground, i grandi Festival Pop e Rock a segnare il passaggio fra i Sessanta e i Settanta.

A Roma non basteranno le danze scatenate nel neonato Piper (1965) di Via Tagliamento a placare gli animi dei ragazzi. Arriverà quel 1° marzo 1968, con i suoi scontri a Valle Giulia, a cambiare le carte in tavola e a relegare in secondo piano la leggerezza del periodo precedente. Il desiderio estremo, perseguito da alcuni, di cambiare la società a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo aprirà i cosiddetti “Anni di piombo”. Un climax di violenze porterà fino al 9 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta. Uno spartiacque incolmabile, ancora oggi pieno di interrogativi.

Eppure, anche in quegli anni l’amore, le arti e la tecnica, l’etica e la scienza continuarono a coltivare il desiderio di un mondo migliore.

Perché desiderare è un marcatore dell’umanità e come questa è piena di contraddizioni.

 

L’esposizione è stata realizzata in occasione della rassegna “Roma Fotografia 2020” dedicata quest’anno all’Eros.

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