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Giornata di celebrazioni per Paul McCartney, che oggi festeggia il suo 75esimo compleanno e nella giornata di ieri ha ricevuto dalla Regina Elisabetta il riconoscimento di Companion of Honor, entrando così a far parte di un Ordine cavalleresco composto dal Sovrano e da una selezionata cerchia di membri illustri.

Era sempre giugno, ma quello di ben 52 anni fa, quando i Beatles sono venuti in Italia per il primo e unico tour della band nella penisola. Sono arrivati a Milano il 24 giugno, con un treno da Lione, il 26 si sono spostati a Genova e poi il 27 e il 28 si sono esibiti a Roma. Per ciascuna data era stata programmata un’esibizione pomeridiana e una serale, durante le quali il quartetto proponeva la stessa scaletta di 12 pezzi, senza bis, variazioni o altre sorprese dell’ultimo minuto: Twist and Shout, She’s a Woman, I’m a Loser, Can’t Buy Me Love, Baby’s in Black, I Wanna Be Your Man, A Hard Day’s Night, Everybody’s Trying to Be My Baby, Rock and roll Music, I Feel Fine e Long Tall Sally.
I Beatles stavano vivendo una stagione d’oro, di concerti affollati, pubblico in delirio e di consacrazioni ufficiali, ma l’incursione italiana – decisamente sottotono rispetto all’accoglienza e ai consensi a cui erano ormai abituati – ha avuto più il sapore di un viaggio colonizzatore in una landa dove il fenomeno della band di Liverpool non era affatto conclamato e le notizie dei successi strabilianti che stava raccogliendo in giro per il mondo creava addirittura tiepide perplessità.
Basti pensare che dei concerti del ’65 la Rai non possiede alcuna documentazione: la televisione italiana si dichiarò non interessata a registrare l’evento, convinta che di lì a poco di quei quattro non si sarebbe più ricordato nessuno: erano gli anni ’60, il mondo viveva un’evoluzione senza precedenti e in Italia persino Strehler e Pasolini non si spiegavano il successo di una musica che sembrava loro gradevole e orecchiabile, ma nulla più. I primi due concerti, al velodromo Vigorelli di Milano, ebbero 7000 spettatori il pomeriggio e 20mila la sera, su un totale di 22mila posti a sedere. Al Palasport di Genova, che aveva una capienza simile, 7000 il pomeriggio e solo 15mila la sera. Neanche a Roma, nella doppia data al Teatro Adriano, si registrò il tutto esaurito.
Bisogna dire che le platee davanti alle quali hanno suonato, per quanto meno nutrite, offrivano lo stesso accompagnamento di urla isteriche che si registrava nel resto del mondo. Di quel breve viaggio in Italia resta un album, “Beatles in Italy”, che non è – come potrebbe sembrare – una registrazione live, ma semplicemente una raccolta dei brani proposti durante quella trasferta, con qualche piccola variazione. Persino John Lennon si è confuso al riguardo e in un’intervista alla rivista Rolling Stones, nel 1970, lo ha definito l’unico album dal vivo dei Beatles: un errore che ha fatto diventare quel vinile un oggetto di culto nel mondo dei collezionisti e ha aggiunto un’altra nota bislacca alla storia di quel curioso viaggio nell’unico Paese dove erano amati da pochi e snobbati dai più.

Testo di Simona Caleo

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