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Lo scorso febbraio è stato inaugurato il nuovo spazio di lavoro di Made in Tomorrow in zona San Lorenzo: “That’s Hall”. Un ampio openspace dalle linee e dai materiali moderni, molto luminoso e con una forte connessione fra spazi interni ed esterni.

Pochi giorni fa è stato trasformato in set per le opere di Cristiana Pacchiarotti, architetto e artista con moltissime collaborazioni e progetti all’attivo. In particolare, è stata fotografata l’opera “On the tree” realizzata in occasione di “Palermo Capitale italiana della cultura” nel 2018. Il lavoro, una collana in bronzo dedicata alla natura, è stato esposto all’interno della villa Malfitano della Fondazione Whitaker di Palermo, primo orto botanico della città siciliana. Questa istallazione è un omaggio al paesaggio, una sorta di abbraccio alla natura. “Ho voluto regalare una collana in bronzo ad un albero” ha dichiarato l’artista.

Ecco l’intervista integrale a Cristiana Pacchiarotti per scoprire da vicino il suo mondo e tutti i suoi lavori.

Di cosa si occupa?

Mi occupo di arte contemporanea e faccio progettazione di allestimenti, collaborando con artisti che hanno bisogno di “mettere in pulito” le loro idee e dare massimo risalto alle loro opere.

 Il mio ambito di riferimento è quello che si muove tra l’arte e l’architettura.

In più sono anche un’artista.

Come nasce questa esigenza artistica?

Ho fatto il liceo artistico di via Ripetta qui a Roma e poi mi sono laureata alla facoltà di Architettura a Valle Giulia. Sono molto felice di aver fatto questa scelta perché per me lo studio dell’architettura è una forma d’arte a 360 gradi. Infatti il mio lavoro di artista non può prescindere dalla mia formazione. Prima di iniziare un lavoro studio lo spazio, cerco di percepirlo. Disegno la planimetria e solo in un secondo momento elaboro il progetto.

Un lavoro a cui è particolarmente legata?

“Giochi d’Oriente”, all’interno dello spazio Interno 14 dell’AIAC, Associazione Italiana di Architettura e Critica“, era il 2015. Sono partita dallo studio del quartiere e ho lavorato con i suoi abitanti. Essendo un luogo multietnico ho raccolto tutti i loro giornali, arabi, cinesi, inglesi ecc che sono diventati parte integrante della mia opera. Li ho trasformati in una grande collana infilandoli in un cordoncino per poi diventare la linea di demarcazione, una sorta di muro immaginario, della mia opera. Questa babele di notizie intrappola lo spettatore, ma è una barriera fittizia, mettendo in risalto la ricchezza della convivenza fra punti di vista differenti. Da questo progetto è nato un video che è stato finito di montare in questi giorni.

Che tipo di materiale utilizza per i suoi lavori?

In genere lavoro sempre con elementi semplici come la carta, la creta, la terra cruda, raramente terra cotta. Materiali che comunque si modificano nel tempo. Per esempio ho realizzato un pavimento in terra cruda in cui ho ricordato al memoria di mia nonna. Mi aveva regalato un corredo che io non essendomi mai sposata non ho mai utilizzato. Il pavimento è stato realizzato con i suoi lavori fatti all’uncinetto. E’ stato installato all’esterno e con il tempo è andato deteriorandosi ritornando in questo modo alla terra.

Prossimi lavori?

Ora sto preparando una mostra collettiva che verrà allestita nella casa Esagono dell’architetto Vittorio Giorgini, immersa nel bosco del golfo di Baratti in Toscana. Questa straordinaria e insolita opera costruita nel 1957, oggi è diventata sede di una Fondazione.

Intervista di Federica Maria Casavola

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