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Musei Vaticani, Galleria degli Uffizi, Prado, Louvre, British Museum, Metropolitan Museum, Hermitage, MoMA, i più grandi musei del mondo da subito hanno dimostrato una spiccata progettualità verso un’esposizione artistica concepita direttamente ed esclusivamente online.

Ammirare le opere d’arte e le collezioni più prestigiose del mondo attraverso immagini ad alta definizione, database on line, tour virtuali, gallerie multimediali, archivi e rassegne fotografiche digitali, pagine e profili social che consentono di immergersi in sale espositive da qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento.

L’arte in “presenza diretta” viene sostituita dell’arte in “presa diretta”: un’incredibile rivoluzione che ha abbattuto ogni cliché, barriera fisica e cognitiva, status sociale: un modo diverso di concepire lo spazio “artistico” attraverso la tecnologia.

Ridisegnare così la comfort zone dell’arte (e dei suoi interpreti), dove reale e virtuale si sovrappongono, fino a cancellare ogni distinzione, diventando accessibile a tutti con la possibilità di cogliere le sfumature delle opere e percepire l’energia da esse sprigionata anche a migliaia di chilometri di distanza.

E allora dimentichiamoci per un momento delle misure di controllo dei flussi all’interno dei musei, dell’adozione da parte dei visitatori delle misure precauzionali di sicurezza e soffermiamoci sui vantaggi che la virtualità può regalare all’arte, agli artisti ma soprattutto agli utenti visitatori.

Se è vero che un quadro (una scultura, una fotografia, ecc.) visto dal vivo non è la stessa cosa che visto in digitale, risulta altrettanto certo che la diffusione di una fruizione “alternativa” dell’arte aiuterà a implementare il desiderio della fruibilità diretta quando questa potrà essere nuovamente goduta a pieno.

All’insegna di quanto scriveva Gadamer, che “la cultura è l’unico bene che, quando viene distribuito, aumenta di valore”, il processo di ampliamento della fruibilità consente di passare da un concetto di accessibilità all’arte prevalentemente motoria, intesa come “barriera architettonica”, a uno che pone principale attenzione sulle capacità sensoriali e cognitive.

Un’arte “diffusa” e non più “statica”, accessibile, visitabile, adattabile e godibile, secondo una visione dinamica, immersiva e multisensoriale, che si realizza attraverso l’attivazione di itinerari percettivi per una “fruizione totale” della struttura museale e dei suoi contenuti attraverso le sue innumerevoli rappresentazioni digitali.

Consentire ai “fruitori dell’arte”, avventori abituali e/o potenziali, di conoscere, prima di intraprendere un viaggio o una visita culturale, le caratteristiche dei musei, dei monumenti, delle opere, attraverso informazioni dettagliate e sempre aggiornate, senza eliminare, anzi amplificando momenti di sorpresa, di stupore e di contraddizione che fanno dell’arte e della cultura un momento di ridiscussione di sé stessi.

Usando un ossimoro una sconcertante comfort zone in cui sia, per dirla con Leopardi, “Dolce naufragare in questo mare”.

Questa nuova potenzialità genera un imprevedibile dinamismo culturale e lancia una sfida alle gallerie d’arte di medie e piccole dimensioni, offrendo al tempo stesso un inaspettato ponte con un pubblico globale e sempre più vasto.

La mission delle realtà espositive “minori” sarà allora quella di tener viva e presentare sotto una nuova e dinamica veste un’arte fin ad oggi in silenzio.

Solo così la nuova dimensione virtuale – anche in sostituzione di quella classica – potrà innescare un processo divulgativo dai risvolti inaspettati, contribuendo alla valorizzazione e alla scoperta di nuovi talenti o di opere molto spesso racchiusi in sé stessi.

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